The Taiwan Travel

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Taiwan Travel 25

D-DAY+17

La puntata di oggi non si può capire se non citiamo il fatto che la scorsa settimana a Taiwan si è presentato un altro tifone, il simpatico Goni.

goni

Poichè Goni è un tifone fastidiosello non era chiaro dove sarebbe andato e quando, tant’é che alla fine non è passato per niente e si è diretto verso il Giappone.

Il problema è che la nostra intenzione era quella di andare a Hualien, città bellissima posta sulla costa est: cioè la località dove il tifone fa più danni quando passa. Nell’incertezza dunque di trovarci nel centro di un colossale tifone durante un viaggio in treno, procastinammo l’acquisto dei biglietti fino al giorno prima, cioè domenica. Purtroppo però questi erano ovviamente già esauriti per tutti i treni del giorno.

Dopo alcune ore di analisi della situazione con gli amici musicisti, N telefonate, N ricerche via mail, si prende la decisione: si noleggerà un taxi che farà un prezzo forfait e si prenderà la spettacolare strada che da Taichung va a Hualien tagliando l’isola orizzontalmente, cioè la Central Cross Highland Highway (che Highway è solo nel nome).

viaggio

Il viaggio da Taichung a Hualien passa per il puntino azzurro!

Il tutto contemporaneamente dialogando con queste due imbecilli alla reception, che non capiscono una mazza in nessuna lingua:

  • salve, potrebbe chiamare un taxi di quelli grandi a sei posti? grazie
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • scusi ma quello grande, da sei posti
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • ma com’è possibile, l’abbiamo preso venendo dalla stazione
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • ma anche a Taipei…
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • tua madre quella putrida
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • vitti na crozza sopra nu canuni
  • no siete in sei ve ne chiamo due
  • cinque chili mille lire
  • no siete in sei ve ne chiamo due

e questo in tre lingue diverse. Insomma, abbiamo capito che alla reception sono stati educati per rispondere a una domanda a caso che non c’entra niente con quello che vuoi sapere e poi se anche cambi la domanda la risposta è uguale.

altro esempio

  • scusi come si fa ad andare a Hualien?
  • col treno
  •  arrivo dalla stazione e mi dicono che sono tutti pieni, quali sono le alternative?
  • no mi dice che ci sono posti vada alla stazione
  • scusi ci sono appena stato e abbiamo controllato ogni singolo treno del giorno e non ci sono posti
  • no, mi dice che ci sono posti vada alla stazione…
  • c’e mica un autobus?
  • no, mi dice che ci sono posti vada alla stazione
  • c’è mica un aereo, un elicottero, la zaino moonwalk di Michael Jackson, il cannone del circo, una motoretta, un monopattino, un catamarano del cartello di medellin che fa scalo per un carico di coca, un sottomarino nucleare ex-sovietico che si è riconvertito al turismo?
  • no, mi dice che ci sono posti vada alla stazione…

il che mi fa sempre sentire come il signore che reclama per il pappagallo morto.

Ma con questa descrizione non vorrei farvi capire male: a Taiwan sono tutti gentili, così gentili  che raramente ho mai visto in vita mia. Evitate quindi le receptionist e vivrete felici!


Sveglia dunque all’alba per partire alle otto. L’autista dapprima sembra normale e  finita l’autostrada imbocchiamo la celebre highway.

La strada è una delle più impervie e pazzesche costruite dall’uomo; parte dal mare arriva a 3200 metri e ritorna al mare praticamente senza quasi gallerie o viadotti, sempre con tornanti infiniti. La carreggiata è stretta e spesso un lato è a strapiombo sul burrone. Lo scenario naturale è di una bellezza incredibile, con verde e foresta che dominano. La strada (la parte più difficile nella roccia in particolare) venne costruita tra il 1956 e il 1960 dai militari nazionalisti in congedo. Secondo me è andata così: si son detti “mo che gli facciamo fare ai ragazzi, che diventano nervosi, già che han perso la guerra civile…”

  • facciamo scavare una trincea e poi la ricopriamo
  • no!
  • facciamo costruire un muro e poi lo buttiamo giù
  • no!
  • allora facciamogli fare una strada dove le montagne siano di marmo, così che ci impieghino  anni a farla e quando hanno finito sono spompi e non ci rompono più gli zebedei.
  • yessssss

Detto fatto, ecco realizzata la strada, che richiese per  essere aperta numerosissime tonnellate di dinamite e causò dunque 450 vittime; in questo modo si aprirono anche gli sfruttamenti delle cave calcaree, che fecero guadagnare a Hualien il soprannome di città del marmo. Inoltre per metà della sua estensione la strada attraversa il Taroko National Park, una grandissima area protetta.

Insomma in questa strada paradiso del motociclista e del turista  il nostro autista si rivelò  essere un orribile maniaco anelante la morte. Una mano sul cellulare mentre parla, con l’altra sguscia le betel nut (che a questo punto si è capito a cosa servono: sono stimolanti, quindi camionisti e tassisti le usano per non addormentarsi, acquistandole in chioschetti da signore discinte che eccitano e invitano così a spendere in noci gli autisti erotomani), ogni tanto tira una sorsata dalla lattina del caffè mr. Brown e via verso una nutrita serie di sorpassi impossibili prima di curve cieche, mentre intanto piove e il cambio automatico fa in modo che il sorpasso duri il tempo di una scena di un duello di un film di Sergio Leone e lui si può così sgusciare così altre due noci.

 

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La parte finale della strada, (gli ultimi venti km), che fortunatamente siamo riusciti a vedere vivi,  come detto  taglia le gole di Taroko, uno dei posti più belli dell’isola. Ricordano da vicino la parte alta del Roya a Breil e le Gorges du Verdon in Francia e  sono bellissime. Avendo il tempo si possono realizzare giri di trekking meravigliosi con ponti tibetani etc, ma non ce l’avevamo!

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Abbiamo anche trovato la strada chiusa per un certo tempo: per via del tifone precedente si deve rafforzare un ponte e c’è in azione una immensa trivella.

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Dopo l’arrivo a Hualien (sei ore e trenta primi, record!)

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ci incontriamo  con David, il proprietario della casa di Taipei che è qui anche lui e ci accompagna a visitare le gole con grande gentilezza.

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Andiamo poi al Night Market per cena e ci rendiamo conto che Hualien essendo accessibile in maniera così difficile (ha comunque porto e aereoporto per essere precisi) ha una densità della popolazione infinitamente minore al resto dell’isola. Gli spazi sono molto ampi e manca del tutto il senso di oppressione. Le case sono in generale basse e mi ricordano vagamente il Giappone (non delle grandi città) e l’Australia.

Infine una curiosità: in cinese quattro e morire si dicono con lo stesso suono, e questo spiega il perché di alcune stranezze!

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再见!


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This entry was posted on August 26, 2015 by .
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